Mensa vs Panino, chi vincerà?

L’inizio di un nuovo anno scolastico per i bambini fino alla scuola elementare comporta non soltanto la ripresa delle lezioni, ma anche il ritorno alla mensa.
La ristorazione scolastica, soprattutto se abbinata ad attività didattiche, può essere il migliore alleato per le famiglie nella educazione alimentare e nella prevenzione degli stili di vita errati.
E’ giusto precisare che il servizio di ristorazione scolastica non vede coinvolte soltanto la scuola e le famiglie, ma rappresenta un meccanismo complesso ed articolato in una molteplicità di soggetti: l’Amministrazione Comunale o la Direzione della Scuola Privata, l’ASL/SIAN, la Società che gestisce il servizio di ristorazione, i Dirigenti scolastici e gli insegnanti, per finire con la Commissione Mensa, in cui ci sono i genitori.
Questa fruttuosa sinergia tra scuola e famiglie, tuttavia, spesso è ben lontana dall’essere realtà, sia per la qualità dei cibi somministrati, sia per i costi, in alcuni casi diventati insostenibili per un numero sempre maggiore di famiglie.
E’ notizia proprio degli ultimi giorni che la Corte di Appello di Torino ha dato ragione ad un nutrito gruppo di genitori che rivendicavano il diritto di poter far consumare ai propri figli un pasto portato da casa, e così tra poco partirà un sistema misto.
Una situazione del genere rischia di distruggere il grande valore educativo della mensa scolastica, però è altrettanto vero che le famiglie non possono arrivare a spendere fino a 7 euro al giorno (a Torino) per ogni bambino.
E’ davvero un tema spinoso, voi come la pensate?
#saniatavola

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cibo

Cibo, non prodotti alimentari

Il mantenimento del nostro stato di salute e benessere è legato direttamente all’alimentazione che seguiamo e allo stile di vita che conduciamo.
Se vogliamo essere #saniatavola dobbiamo innanzitutto imparare a scegliere cibo vero, quello cioè in grado di fornire al nostro corpo le sostanze nutritive di cui necessita. E’ ormai dimostrato che le molecole che introduciamo con l’alimentazione, oltre a condizionare il nostro peso corporeo, hanno un impatto anche sul metabolismo e sull’assetto ormonale, ed hanno anche la capacità di dialogare con il nostro DNA e, in base a “ciò che hanno da dire”, possono influenzarlo positivamente o negativamente.
Negli ultimi tempi si è anche visto che l’alimentazione influenza la composizione del microbiota intestinale.
Ecco quindi che il momento della scelta di cosa portare in tavola riveste una importanza fondamentale. Dobbiamo avere ben chiara la differenza tra il cibo vero, quello che la natura ci offre così com’è, ed i prodotti alimentari, frutto della ricerca e del marketing dell’industria alimentare, ed essere consapevoli che tutto ciò che abbia una lista lunga degli ingredienti, sia contenuto in una scatola ed abbia una scadenza lunga NON FA BENE alla nostra salute, nemmeno e soprattutto se sulla confezione c’è scritto “Light”, “Bio” o “Naturale”.

cibo vero

nespole

Le nespole: è il momento giusto per mangiarle

 

Le nespole, ingiustamente trascurate e sottovalutate, sono disponibili solo in primavera e per un periodo di tempo limitato.

Sono caratterizzate da una polpa molto carnosa e da un caratteristico gusto acidulo, ma quando giungono a completa maturazione diventano dolci e succose.
I frutti non ancora maturi hanno proprietà astringenti, ma giunti a completa maturazione presentano, al contrario, proprietà lassative e diuretiche.
Le nespole contengono vitamina A, vitamine del gruppo B e vitamina C, e moltissimi micronutrienti come potassio e magnesio. Hanno, inoltre, un buon contenuto di fibra alimentare che le conferisce un ottimo potere saziante e che le rende utili in caso di diete dimagranti, anche in virtù del loro basso contenuto calorico, soltanto 28 kcal per 100g.

absorbplate

AbsorbPlate? No, grazie…

Qualche giorno fa sulle pagine di molti siti di notizie è apparso AbsorbPlate, un oggetto ideato dalla Thai Health Promotion Foundation in collaborazione con l’agenzia pubblicitaria BBDO Bangkok allo scopo di combattere i chili di troppo. Va subito detto che AbsorbPlate non ha un proprio sito e non vi è alcuna traccia nei siti ufficiali delle due società, ma solo un video su YouTube che è poi stato ripreso e diffuso.

 

 

La notizia è vera o si tratta di un simpatico scherzo? Ad ogni modo il video è stato ripreso da numerosi magazine generalisti in tutto il mondo, e vera o falsa che sia la cosa, ci sono diverse considerazioni da fare.
Stando a quanto dichiarato nel video, AbsorbPlate presenterebbe sulla sua superficie 500 piccolissimi fori capaci di assorbire complessivamente fino a 7 ml di grassi, tagliando circa 30 kcal dal piatto, e quì i conti non tornano, ma bisognerebbe essere esperti di sughi annacquati thailandesi. Ora, al di là di tutto, un oggetto del genere funzionerebbe solo con piatti “ad alta untuosità”, mentre sarebbe del tutto inefficace nei confronti di una pizza stracarica di ingredienti, dove non potrebbe sfruttare il suo effetto spugna.

Superando però le questioni tecniche, l’invenzione di un oggetto del genere è l’esatto contrario di quello che bisognerebbe fare per aiutare le persone ad avere un rapporto corretto con il cibo. Nel video viene detto testualmente: “visto che i Thailandesi non cambieranno il loro modo di mangiare, abbiamo deciso di cambiare il modo in cui lo mangiano“. Quindi che continuino passivamente a mangiare in maniera scorretta, tanto poi ci pensa il piatto. E tutto questo per cosa? Per 30 kcal? Non basterebbe rinunciare ad un boccone per ottenere lo stesso risultato? Non sarebbe più utile un buon programma di educazione alimentare per informare le persone sui benefici del mangiare bene e sui rischi derivanti dal consumo eccessivo di cibi non salutari?
Alle persone che hanno problemi di sovrappeso non bisognerebbe fornire strumenti passivi come questo piatto o come quello che uscì qualche anno fa, la forchetta che ti dice quante volte percorre il tragitto piatto-bocca andata e ritorno (HAPIfork).

 

hapifork

 

Per conquistare e mantenere nel tempo uno stato di benessere, bisogna sviluppare e conservare un atteggiamento attivo e consapevole nei confronti del mangiare e non solo.
Essere #saniatavola dipende solo da noi e non esistono facili scorciatoie.
Non deve essere un piatto hi-tech ad assorbire l’olio in eccesso, ma deve essere la persona a non metterne più del necessario. Tra l’altro questo oggetto si occuperebbe solo dell’eccesso di grassi, e l’eccesso di carboidrati?
E cosa si inventeranno un giorno per le bevande zuccherate, un bicchiere bucato per berne di meno?
La tecnologia è una cosa meravigliosa e di cui non si può fare a meno, ma per ciò che riguarda l’alimentazione, più che guardare avanti forse bisognerebbe guardare indietro, alle buone abitudini abbandonate, alle sane tradizioni dimenticate, alla stagionalità dei prodotti, alla moderazione.

 

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A4 Challenge, la sfida folle del foglio

A4 Challenge, una moda stupida e pericolosa sta diventando molto popolare tra le adolescenti. Si tratta della sfida del foglio A4, ‪#‎A4waistchallenge‬. Partita in Cina, grazie ai social si sta rapidamente diffondendo ovunque. L’obiettivo è quello di riuscire ad avere una vita così stretta da coprirla per intero con il lato minore di un foglio A4, che misura appena 21 centimetri. Fermiamo questa cosa folle e spieghiamo alle nostre ragazze che il foglio A4 è stato creato per altri scopi, e se proprio lo si vuole utilizzare per misurare la vita, forse è meglio ruotarlo.

 

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Hai saltato un pasto? Non “recuperare”

Talvolta può capitare che si salti occasionalmente uno dei pasti della giornata. Può trattarsi di essere in ritardo e di non avere il tempo di fare colazione, oppure di saltare il pranzo per una riunione che si protrae oltre l’orario stabilito. Quando si verificano queste situazioni impreviste è meglio non pensare di “dover recuperare” il pasto saltato in quello successivo.
Al nostro organismo non succederà nulla se passa qualche ora in più tra un pasto e quello seguente purché, è bene ribadire, si tratti di situazioni occasionali e non abituali.

 

salti

velàzquez la friggitrice

La legge della credibilità delle Tradizioni

“Tutte le pratiche nutrizionali cui la tradizione popolare attribuisce un qualche valore storico dovrebbero sempre essere tenute nella massima considerazione da parte dei nutrizionisti, in quanto qualsiasi regola nutrizionale che sia stata sistematicamente seguita da un dato gruppo culturale nel corso della storia, è probabilmente valida a livello universale (sebbene non necessariamente per le ragioni per cui è stata ideata). Essa non richiede pertanto di essere dimostrata per poter essere accettata, ma piuttosto di essere dis-confermata prima di poter essere rifiutata.”
F. Piccini, La dieta più antica del mondo

 

Diego Velazquez, La Friggitrice (1618)

tradizioni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La fine del pane nero?

Del grande bluff del pane al carbone vegetale avevamo già parlato in un post del 14 novembre 2015, ora si sta finalmente muovendo qualcosa, anche se in effetti la spiegazione di quello che è successo in Puglia non è proprio corretta.
L'articolo che potete leggere cliccando sul link in basso parla di un additivo chimico proibito aggiunto durante la lavorazione.
Il realtà quell'additivo è proprio il carbone vegetale, che è classificato come colorante ed identificato con la sigla E153.
L'aspetto però più inquietante della vicenda è che le norme non consentirebbero l'aggiunta alle farine di tali additivi per la produzione del pane, ma solamente per i prodotti sostitutivi come grissini, gallette, crackers e schiacciate.
Questo significa che la produzione di pane al carbone vegetale è avvenuta fino ad oggi al di fuori della legge.
Un motivo in più per stare alla larga da questi prodotti modaioli, preferendo invece un buon pane integrale o di segale a lievitazione naturale.

 

Pane al carbone vegetale

Il nero sfina, ma non a tavola

Da un po’ di giorni si possono leggere in rete articoli e commenti tardivamente critici sulla moda dei cibi contenenti carbone vegetale, e finalmente si mettono in guardia i consumatori dai messaggi ingannevoli relativi alle presunte proprietà benefiche derivanti dal consumo di questi alimenti “carbonizzati”.
Lo hanno aggiunto ovunque: pane, pizza, croissant, addirittura la mozzarella!

mozzarella-di-bufala nera

Ma cos’è questo carbone vegetale?
Praticamente è ciò che conosciamo da sempre con il nome di carbone attivo. E’ il residuo di una pirolisi, cioè di una combustione senza fiamma in assenza di ossigeno di legni come pioppo, betulla o salice. Sostanzialmente si presenta come una sorta di fuliggine.

La caratteristica fondamentale del carbone attivo è la sua elevatissima porosità, che gli conferisce un enorme potere adsorbente, cioè di trattenere varie molecole rendendolo utile in svariati settori, ovunque ci sia bisogno di filtrare o intrappolare sostanze indesiderate.

L’utilizzo del carbone vegetale nella produzione alimentare non nasce oggi, come dimostra il formaggio francese Morbier, la cui produzione risale al 1800 e la cui caratteristica consiste in una striscia centrale nera, dovuta ad uno strato di carbone cosparso sulla cagliata mattutina, per evitare la formazione della crosta, sul quale veniva poi versata la successiva cagliata a riempire lo stampo.

Morbier

In medicina il carbone vegetale attivato viene utilizzato nei casi di avvelenamento, dal momento che cattura molte sostanze tossiche, rendendole meno disponibili per l’assorbimento dal tratto gastroenterico.

Al di là di situazioni estreme e di pericolo il carbone attivo, o vegetale che dir si voglia, è noto per essere comunemente usato per il trattamento di gonfiori intestinali, aerofagia e meteorismo, e per il miglioramento della digestione.

La recente moda dei cibi con aggiunta di carbone vegetale ha sfruttato queste proprietà per confezionare un messaggio salutistico che in realtà è del tutto ingannevole, e in determinate condizioni può diventare addirittura pericoloso.

I benefici del carbone vegetale, infatti, si manifestano quando questo viene assunto secondo determinati tempi e modalità, 1-2 grammi al giorno per cicli di almeno 2-3 settimane. Non solo, proprio in virtù della sua capacità di sequestrare varie sostanze, il carbone attivo deve essere preso a distanza di almeno due ore dall’assunzione di cibo o farmaci, dal momento che potrebbe ridurre l’assorbimento gastrointestinale di nutrienti e principi attivi.

Stando così le cose, l’idea che mangiare occasionalmente un cornetto o una fetta di pane al carbone vegetale garantisca una migliore digestione o permetta di ottenere la tanto desiderata pancia piatta appare abbastanza priva di fondamento.
Il nero sfina, ma non a tavola…

PS. La prima foto è mia, il Morbier l’ho comprato, fotografato e mangiato. La foto della mozzarella nera l’ho presa da internet, c’è un limite a tutto.