Il nero sfina, ma non a tavola

Da un po’ di giorni si possono leggere in rete articoli e commenti tardivamente critici sulla moda dei cibi contenenti carbone vegetale, e finalmente si mettono in guardia i consumatori dai messaggi ingannevoli relativi alle presunte proprietà benefiche derivanti dal consumo di questi alimenti “carbonizzati”.
Lo hanno aggiunto ovunque: pane, pizza, croissant, addirittura la mozzarella!

mozzarella-di-bufala nera

Ma cos’è questo carbone vegetale?
Praticamente è ciò che conosciamo da sempre con il nome di carbone attivo. E’ il residuo di una pirolisi, cioè di una combustione senza fiamma in assenza di ossigeno di legni come pioppo, betulla o salice. Sostanzialmente si presenta come una sorta di fuliggine.

La caratteristica fondamentale del carbone attivo è la sua elevatissima porosità, che gli conferisce un enorme potere adsorbente, cioè di trattenere varie molecole rendendolo utile in svariati settori, ovunque ci sia bisogno di filtrare o intrappolare sostanze indesiderate.

L’utilizzo del carbone vegetale nella produzione alimentare non nasce oggi, come dimostra il formaggio francese Morbier, la cui produzione risale al 1800 e la cui caratteristica consiste in una striscia centrale nera, dovuta ad uno strato di carbone cosparso sulla cagliata mattutina, per evitare la formazione della crosta, sul quale veniva poi versata la successiva cagliata a riempire lo stampo.

Morbier

In medicina il carbone vegetale attivato viene utilizzato nei casi di avvelenamento, dal momento che cattura molte sostanze tossiche, rendendole meno disponibili per l’assorbimento dal tratto gastroenterico.

Al di là di situazioni estreme e di pericolo il carbone attivo, o vegetale che dir si voglia, è noto per essere comunemente usato per il trattamento di gonfiori intestinali, aerofagia e meteorismo, e per il miglioramento della digestione.

La recente moda dei cibi con aggiunta di carbone vegetale ha sfruttato queste proprietà per confezionare un messaggio salutistico che in realtà è del tutto ingannevole, e in determinate condizioni può diventare addirittura pericoloso.

I benefici del carbone vegetale, infatti, si manifestano quando questo viene assunto secondo determinati tempi e modalità, 1-2 grammi al giorno per cicli di almeno 2-3 settimane. Non solo, proprio in virtù della sua capacità di sequestrare varie sostanze, il carbone attivo deve essere preso a distanza di almeno due ore dall’assunzione di cibo o farmaci, dal momento che potrebbe ridurre l’assorbimento gastrointestinale di nutrienti e principi attivi.

Stando così le cose, l’idea che mangiare occasionalmente un cornetto o una fetta di pane al carbone vegetale garantisca una migliore digestione o permetta di ottenere la tanto desiderata pancia piatta appare abbastanza priva di fondamento.
Il nero sfina, ma non a tavola…

PS. La prima foto è mia, il Morbier l’ho comprato, fotografato e mangiato. La foto della mozzarella nera l’ho presa da internet, c’è un limite a tutto.

La truffa dell'olio di oliva

La truffa alimentare è un reato grave e odioso, però purtroppo ancora tante persone non riescono a comprendere che un olio extravergine di oliva non può costare 3-4 euro al litro.

L’olio extravergine di oliva costituisce uno degli alimenti base di una sana alimentazione, ed è uno di quei prodotti sulla cui qualità non si dovrebbe scendere troppo a compromessi.

Usiamone magari un po’ di meno, ma usiamo quello di buona qualità.

La truffa dell’olio di oliva